|
|
Home
L’Italia è
attraversata da una grande emergenza.
Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la
capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.

Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a
frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è
possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti.
[leggi il testo completo...]
5 per mille ragioniFino a due mesi fa nessuno sapeva che cosa fosse “il cinque per mille”. Ora la situazione è cambiata, i mondi della cultura, dell’arte, della musica, della ricerca, dell’assistenza si sono mossi e stanno chiedendo di mettere una firma e di indicare un codice preciso nella dichiarazione dei redditi a favore di associazioni, fondazioni, enti. Si tratta di un provvedimento nuovo che permette di destinare il 5 per mille delle imposte che ogni persona fisica dovrebbe comunque versare allo stato, a soggetti che svolgono iniziative di pubblica utilità. Pagando, ad esempio, 10.000 Euro l’anno di tasse, la quota corrispondente sarebbe di 50 Euro, un'inezia, pensando a quello che si può realmente fare con questa somma, una grande opportunità se si considerano tutte le persone che potrebbero fare questa scelta. E’ la prima volta in Italia che il singolo contribuente potrà decidere l’ente specifico da aiutare, valutando concretamente, direttamente, l’opera che sta portando avanti. Semplice, vero? Basta compilare lo spazio relativo alla scelta del 5 per mille che è prestampato in tutti i modelli della dichiarazione dei redditi. (CUD, 730, Unico). Grande assente in questa campagna è ancora l’educazione. Sui 20.000 enti che possono beneficiare del 5 per mille solo una minoranza operano nel campo dell’educazione delle giovani generazioni. Per questo ci sembra importante dare un segnale preciso. Bologna rifà scuola è partita il 4 Maggio 2004 sottolineando il fatto che occorre costruire luoghi dove l’educazione delle nuove generazioni sia possibile perchè senza educazione non c’è futuro. Ora chiede di destinare il "5 per mille" per portare a termine e far crescere il primo progetto che Bologna rifà scuola ha proposto alla città: la costruzione del polo didattico di Via Audinot, dove già dal 15 settembre sono in funzione le scuole medie Malpighi, il centro per le difficoltà di apprendimento, i laboratori di italiano, matematica, arte e inglese aperti a tutti i ragazzi della città. (Per farlo basta firmare la prima sezione relativa al non profit ed indicare il codice della Fondazione Oppizzoni 91213070377). Per ulteriori informazioni si rimanda al sito www.bolognarifascuola.it.
Elena Ugolini
Preside del Liceo Malpighi
Bologna
Educare per costruire la pace«L'educazione è la nostra unica speranza». Così ieri mattina, davanti allo sguardo attento di oltre 400 alunni del Liceo Malpighi di Bologna, Angelica Edna Calò Livnè, insegnante e giornalista israeliana, possibile candidata al Nobel per la pace, ha iniziato a raccontare la sua straordinaria esperienza di educatrice. Angelica, nata a Roma nel 1955 da un'antica famiglia ebraica, vive da 30 anni in Israele, in un kibbuz della Galilea, al confine con il Libano. Madre di 4 figli, è convinta che l'educazione attraverso l'arte sia il mezzo più efficace per costruire la pace. L'amore per il suo popolo e la voglia di essere protagonista della sua storia la portano a entrare, già all'età di 12 anni, in un movimento sionista. A vent'anni decide di lasciare Roma, i suoi genitori e i suoi amici per andare in Israele. La scoperta del teatro e dell'universalitàd el linguaggio artistico, le fanno intuire una nuova possibilità di servire il suo popolo: l'attaccamento alla sua identità diviene fattore diapertura più libera e appassionata all'identità e alla storia degli altri. Sotto il fragore delle bombe e la paura degli attentati terroristici, Angelica ha il coraggio di fondare una compagnia teatrale nella quale mette insieme ragazzi ebrei, musulmani, cristiani, drusi e circassi. È incredibile: mentre i giornali di tutto il mondo sbattono in prima pagina l'odio tra israeliani e palestinesi, i ragazzi di Angelica - israeliani e palestinesi, appunto - preparano insieme uno spettacolo, si mettono a costruire qualcosa di bello. L'esperienza di Angelica mostra come di fronte agli sconvolgimenti politici, economici e culturali che travagliano il Medio Oriente, la ricostruzione è possibile solo a patto di abbandonare il dualismo manicheo tipico dei criteri con cui di solito giudichiamo l'esperienza: palestinesi/israeliani, sinistra/destra. C'è un criterio che cambia le carte in tavola: mettere al centro la persona, il suo cuore, il desiderio di bene, di vero e di bello di cui sono fatte le sue fibre. L'amicizia nata tra i ragazzi di Angelica è la dimostrazione che i problemi non si risolvono puntando il dito contro il male dell'altro, opponendo un'ideologia ad un'altra ideologia, ma entrando in scena, diventando protagonisti, guardando insieme il positivo che ci unisce. Occorre tirar giù le maschere, smetterla di sacrificare sull'altare dell'ideologia le esigenze più naturali e profonde del nostro io, c'è bisogno di scoprire - ha concluso la Livnè - i propri volti. Daniele Scorrano, insegnante30 gennaio 2006
Emergenza-educazione
Lettera pubblicata su "Quotidiano Nazionale" del 23 novembre 2005:
Carissimo Direttore,
l’appello sull’educazione che anche
lei ha sottoscritto ha fatto centro, toccando una questione che tutti
sentono. Quando sabato ho visto su un quotidiano anche l’ “imprendibile”
Mina riferirsi all’appello e citare don Giussani affermando che “la
rivolta parte dall’educazione”, ne ho avuto un’ulteriore conferma.
Apparentemente, come qualcuno
cinicamente ha detto, firmare l’appello “non significa niente” di
“concreto” se non la cosa più concreta che esista: la nostra posizione
sulla realtà, il modo con cui trattiamo figli, colleghi, studenti con
cui costruiamo o distruggiamo ogni giorno.
Quando si parla di educazione, si
pensa subito alla scuola o alle “buone maniere”. L’idea di educazione
come un aiuto ad entrare nella realtà per capire il significato delle
cose e di noi stessi è una novità assoluta. Un direttore di Tg mi ha
confidato: “E’ come una ventata d’aria fresca. E’ quello di cui abbiamo
bisogno tra tanta irresponsabilità”. La battuta più bella è di Fiorello
che alla radio, sentendo parlare di appello per l’educazione, ha subito
pensato al “non dire parolacce”. Voleva un esempio che chiarisse lo
scopo, l’ho fatto sugli spinelli, ma sarebbe stato meglio parlare della
luna. Che cosa significa che educare è introdurre alla realtà, ad
esempio alla realtà della luna? La luna può essere lo sfondo di un
abbraccio che ti richiama il mistero dell’essere oppure oggetto di
studio regolato da leggi fisiche. In tutti e due i casi il punto di
partenza è un’attrattiva, una domanda che la realtà suscita in noi e il
desiderio di trovare una risposta adeguata.
Il contributo più significativo è di una mamma che ha inviato una mail dopo aver ascoltato il testo dell’appello:
«“Il rischio educativo” è reperibile
in libreria? Suppongo che me ne procurerò una copia per me e di aver
trovato il regalo di natale per alcune amiche che come me pensano che
questa società sia molto difficile da vivere. E soprattutto è difficile
insegnare a vivere ai nostri ragazzi.
Sono una mamma di 40 anni, ho tre figli (…) ed ho tanta paura.
Paura di non riuscire ad educare i
miei figli in modo adeguato e questo soprattutto perché, confrontandomi
con tante altre mamme, trovo che esista tanta e tanta superficialità
nell’affrontare qualsiasi tipo di problema. Oggi i genitori delegano
l’educazione dei propri figli alla scuola, non c’è tempo per “occuparsi”
di loro. Si delega alla scuola l’educazione civica, l’educazione
alimentare, l’educazione sessuale, l’educazione alla lettura; il
rispetto delle regole, del prossimo delle cose, è tutto insegnato a
scuola..
I figli sono spesso causa di stress:
vanno accompagnati alle feste, in palestra, a calcetto, a pianoforte e
dopo tanto andare in giro non c’è tempo per parlare, per chiedere, per
dire.
Spesso mi sento un pesce fuor
d’acqua… mi sento accusata di essere una mamma troppo ansiosa solo
perché mi pongo qualche domanda in più.
Il vostro appello per me è una manna! Desidero essere informata sul suo andamento e su ogni iniziativa l riguardo.»
Elena Ugolini
Preside del Liceo Malpighi
Bologna
|
|